07 Gen Fai l’ultimo con gli ultimi
“Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Mc 9, 35)
Cosa vuol dire essere ultimo? E come servire? Chi? Perchè? A queste domande e a tanti altri desideri ha dato risposte e impulso il vangelo pregato e vissuto al campo di servizio per giovani “Fai l’ultimo con gli ultimi” a Casa Famiglia P.F. Spinelli organizzato dalle Suore Adoratrici del SS. Sacramento e da due volontari dell’Associazione 2+2 5. Dal 26 al 29 dicembre un gruppo di nove giovani si è immerso in questa realtà tanto forte per vivere la bellezza del servizio scoprendo quanti doni gli ultimi facciano, quanto ognuno sia ultimo bisognoso e quanto l’Ultimo, il Signore, abbia amato le nostre fragilità rendendole luogo di incontro vero, di salvezza, di amore.
I giovani stessi ci raccontano alcuni ricordi, momenti che li hanno segnati, perle preziose che questa esperienza ha regalato loro.
Per raccontare questa esperienza comincerei dalla parola “sorpresa”. È infatti quella che, secondo me, più descrive il modo in cui noi ragazzi siamo stati introdotti alle attività di questo campo di servizio. Sorprendentemente ci siamo trovati chiusi dentro al museo che ospita la storia del fondatore (San Francesco Spinelli) e della fondazione dell’Istituto delle Suore Adoratrici. Con qualche deviazione, una serie di indizi ci ha portati fino alla soffitta della Casa Famiglia, dove abbiamo vissuto il nostro primo momento di preghiera e riflessione insieme. Abbiamo ricevuto tre di questi indizi attraverso l’incontro con Renato, Alberta e Stefano, ospiti della Casa che, appunto con mia sorpresa, ci aspettavano svegli per accoglierci e guidarci nel posto che conoscono così bene, da degni anfitrioni. (Francesca, 24 anni, da Modena)
La giornata di sabato è stata accompagnata dalla parola “abbassarsi” che ha preso forma nei gesti e negli incontri vissuti. Al mattino abbiamo conosciuto Giusy, ospite dell’unità abitativa Gesù Bambino, che attraverso alcune foto ci ha raccontato la sua storia. Successivamente l’incontro con Greta e Alberta ci ha mostrato, grazie allo sguardo educativo di Greta, quanto sia importante stare accanto agli ultimi.
Dopo un momento di riflessione guidato da Suor Valentina, nel pomeriggio siamo andati a trovare gli ospiti che non avrebbero partecipato alla festa di Capodanno. Tra ascolto, canti e cioccolata calda, abbiamo condiviso un tempo semplice, ma prezioso.
La giornata si è conclusa con l’adorazione notturna, nell’incontro con un Dio che si abbassa per venirci incontro nelle nostre fragilità. (Martina B. e Giulia, 22 e 21 anni, da Calvenzano)
Domenica con la messa di chiusura dell’anno santo insieme ad alcuni ospiti abbiamo ringraziato per i doni ricevuti e chiesto la grazia di continuare a tenere aperta la porta dei nostri cuori alla speranza. Sono poi continuati i preparativi per il Capodanno fino alla sera, quando è arrivato finalmente il momento tanto atteso. Insieme agli ospiti abbiamo dovuto superare tante prove per riuscire a trovare il misterioso codice (2026) con il quale liberare il Santo Padre, rapito mentre era in visita a Casa Famiglia. I giochi, gli scherzi, le risate e la cena ci hanno accompagnato in questo tempo prezioso in cui abbiamo assaporato ancora di più quella semplicità disarmante con cui ci sentiamo amati incondizionatamente da questi ultimi.
La giornata si è conclusa con un momento molto speciale che è stato introdotto dal Vangelo di Giovanni sulla lavanda dei piedi e dal quadro di Köder. Alberta, Daniela e Stefano con i loro sguardi amorevoli e le loro mani si sono chinati davanti a noi e ci hanno lavato i piedi… nel modo più umile e silenzioso sono stati mediatori dell’amore di Cristo. Un Amore che ha scelto per primo di farsi bisognoso incarnandosi nel corpo più vulnerabile: un neonato. Per amore degli uomini niente di ciò che è umano Lo scandalizza! Se vogliamo scoprire il volto di questo Amore e farne parte dobbiamo lasciare che abiti e ami alla follia le nostre fragilità. (Teresa, 21 anni, da Nonantola)
“Ci lasci tutto tu che hai tutto perché facciamo come fai tu: amare solo amare!” Così si è concluso lunedì il nostro campo e così riprende la vita ordinaria. Tanti doni ci sono stati consegnati: la consapevolezza di essere amati oltre ogni misura e di avere bisogno di questo amore per poter a nostra volta esserne capaci. Attraverso la croce, il dono pieno di sé, fino alla fine, siamo chiamati nelle nostre giornate a essere testimoni dell’Amore sconfinato con cui ciascuno è amato e può amare; siamo chiamati a sentirci ultimi e insieme agli ultimi sempre lasciare abitare le nostre ferite al Signore, lasciare nelle sue mani lo scalpello perché possa “scolpire tutto sé stesso nei nostri cuori”. (Martina, 23 anni, da Nonantola)







